Escaflowne

Titolo: I cieli di Escaflowne
Casa ed.: Dynit
Anno: 1996
Anno Ita: 2002
Autore: Kazuki Akane
Titolo originale: Vision of Escaflowne
Produzione: Sunrise
Character Design: Nobuteru Yuki
Musiche: Yoko Kanno
Num. episodi: 26
Durata episodio: 25′ circa
Il titolo originale è “Escaflowne del Cielo” (Tenku no Escaflowne) non Vision of Escaflowne, quella è la versione anglofona.
Quando qualche anno fa ho visto per la prima volta il titolo I Cieli di Escaflowne nei palinsesti di MTV, sono rimasto piuttosto incuriosito da questo nome che prima di allora non avevo mai sentito. O meglio, in realtà avevo sì letto recensioni che ne parlavano positivamente, ma non avevo mai considerato seriamente la possibilità di guardarlo sia perché pensavo fosse un anime come tanti altri che raccontano guerre combattute da giganteschi robot sia perché l’idea delle mie modeste finanze che se ne andavano per comprare le VHS certo non mi riempiva di gioia. Ecco quindi che nel momento in cui l’ho visto tra i miei cartoni preferiti ho deciso di dargli una chance, e devo dire che ha ripagato appieno la mia fiducia!

Immaginate un po’ la mia reazione quando invece del preludio a una guerra futuristica mi sono trovato davanti un ragazzo con spada e armatura impegnato con tutto sé stesso in un combattimento contro un drago della terra… insomma da amante del fantasy sono stato più che felice di rimangiarmi tutti i miei pregiudizi! Le battaglie che mi aspettavo in realtà ci sono e sono anche abbastanza numerose, ma non risultano pesanti e anzi contribuiscono non poco ad aumentare il coinvolgimento dello spettatore.

Tra i molti punti di forza di questa serie senza dubbio il più rilevante è la grandissima varietà del target a cui è rivolta, e credo sia questo il più grande motivo del suo successo. Infatti la visione soddisferà sicuramente un amante dei robottoni sulla scia di Gundam in quanto i Guymelef, le macchine pilotate dai vari personaggi, si richiamano in modo inconfondibile a quelli della serie appena citata. L’idea del rapporto macchina pilota viene però ulteriormente perfezionata in un legame quasi di simbiosi tra le due entità: sostanzialmente quando un robot subisce danni anche il pilota ne soffre fisicamente. Questo aspetto ricorda un po’ Neon Genesis Evangelion non trovate?
I cieli di Escaflowne di Kazuki Akane (anime)

Fra il resto i robot usano come forza propulsiva un oggetto chiamato Drag Energist, che sostanzialmente è il cuore di un drago, ed eccezion fatta per il fatto che dopo un po’ la sua carica si esaurisce assomiglia concettualmente al dispositivo S2. L’innovazione più importante, inserita in realtà in corso d’opera, è stata però l’introduzione di una protagonista femminile quando in principio la storia era stata pensata con personaggi centrali tutti maschili. Il dichiarato motivo di questa scelta è stato cercare di coinvolgere al massimo ogni possibile tipo di target, e quindi in questo caso di accaparrarsi una buona fetta di pubblico femminile. Hitomi, questo è il nome della protagonista, si troverà infatti ad innamorarsi di Van, il ragazzo che citavo all’inizio, formando una delle tante storie che nasceranno tra i personaggi in pieno stile shojo.

Il secondo punto di forza che ha contribuito a un generale apprezzamento di questo anime secondo me è da ricercarsi nelle musiche. C’è da dire che anche in quest’opera Yoko Kanno non si è certo smentita! Tra i suoi lavori più famosi sono sicuramente da ricordare (ed elogiare) le melodie che ha saputo creare per Cowboy Bebop, Rahxephon, Arjuna, Ghost in the Shell e Wolf’s Rain: tutte azzeccatissime alle situazioni e ai sentimenti che devono rappresentare. Anche in questo caso il suo operato è stato ottimo, passando da atmosfere dolci per i momenti sentimentali, a toni più inquietanti per gli episodi di maggiore tensione fino ad arrivare a composizioni davvero epiche per le battaglie.

Ed ecco trovato l’ultimo grande elemento caratterizzante di questo anime: l’epicità. Sia nelle musiche come accennato poco fa, sia negli scenari di battaglia che caratterizzano i maggiori duelli, sia nei bellissimi design dei Guymelef (basti pensare che quello di Van, l’Escaflowne, è addirittura in grado di trasformarsi in un drago), sia addirittura nei loro nomi (per citarne due che mi vengono in mente abbiamo Alseides e Oreides, che nella mitologia appartengono a due ninfe) siamo sempre immersi in un’atmosfera magica che sembra quasi vedere contrapporsi delle divinità, invece che dei semplici robot. Un aspetto che mi ha colpito molto è che la magia, se così vogliamo chiamarla, non si limita solo alle scene di azione, ma la si trova anche in quelle più tranquille come ad esempio durante il risveglio dell’Escaflowne tramite un patto di sangue… molto suggestivo davvero!

Il successo ottenuto è stato tale da ispirare ogni genere di produzione, dal modellismo al gioco per playstation alle schede telefoniche. Una nota particolare va al lungometraggio Vision of Escaflowne: A girl in Gaea. Questo lavoro in realtà è più adatto agli amanti delle battaglie un po’ più sviluppate sull’aspetto violento, come in Berserk. Alle atmosfere fantasy della serie tv si contrappongono toni decisamente più scuri, quasi apocalittici in cui il sangue è una componente fissa di ogni scontro e la guerra sporca e combattuta fino allo stremo delle forze è un’amara realtà.

È la stessa guerra che viene combattuta nell’animo dei personaggi, lacerati nel profondo: Hitomi da ragazza vivace e solare diventa una persona apatica che rifiuta la vita, Van da guerriero coraggioso e pronto a tutto per salvare la protagonista assume fattezze quasi più selvagge, completamente dominato dalla furia e dal rancore causate dallo sterminio della sua gente, e così via per tutti gli altri personaggi. Quello che questo OAV si propone di essere non è quindi né un sequel o un prequel ma nemmeno una storia completamente sconnessa dalla serie tv. Si tratta semplicemente della stessa guerra già vista in precedenza interpretata però con un’altra chiave di lettura, quella della disperazione. Il modo migliore per apprezzare questo film è quindi approcciarsi ad esso senza aspettarsi un’opera legata in qualche modo alla serie, ma piuttosto con la voglia di vedere l’altra faccia, quella cruenta, della stessa medaglia.

L’unica nota negativa della serie che invece mi sento in dovere di segnalare è il rammarico lasciato dal taglio di ben 13 episodi su 39, quindi un terzo del totale, in fase di pre-produzione. Probabilmente se fosse stata prodotta nella sua interezza sarebbe risultata un’opera di livello decisamente maggiore, ma purtroppo non si può avere tutto quindi bisognerà accontentarsi di questo lavoro così come è stato prodotto.

TESTI SIGLE

I cieli di Escaflowne-Yakusoku wa Iranai

I cieli di Escaflowne-Mystic eyes

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