La Principessa Mononoke ha incontrato molte difficoltà prima di essere proiettato nelle (poche) sale dei paesi occidentali: basti dire che è stato acquistato dalla Disney che ci ha pensato bene prima di farlo circolare.
I temi di Miyazaki sono tutti presenti: la lotta fra progresso e natura, le diverse anime di ognuno di noi (in tutti i cattivi è presente il bene come nei buoni è presente il male), la tradizione orientale. La storia è ambientata nell’era Muromachi, in una sorta di età del ferro dove l’uomo è alle prese con la necessità di far avanzare le proprie conoscenze e quella di preservare la natura con i suoi abitanti. Protagonista di questa favola è Ashitaka, un eroe maledetto che si troverà alle prese con la principessa Mononoke, allevata e cresciuta dalle creature della foresta e alfiere della natura contro gli uomini che bruciano i boschi e scacciano gli animali.
Un andamento complesso dove la tradizione orientale degli spiriti degli animali e delle piante fa la parte più importante e dove si cerca di avvicinare le esigenze dell’uomo e della natura: non a caso più volte Ashitaka si chiede: “Ma non si può imparare a convivere?”. E purtroppo la risposta sembra negativa dal momento in cui si concretizza lo scontro finale che porterà soltanto sangue e distruzione. Ma la speranza rimane sempre accesa nella possibilità della natura di rigenerarsi e di ridare vita anche all’uomo stesso.
Un cartone animato molto diverso da quelli che siamo abituati a vedere noi occidentali: un lungometraggio dove le tecnologie restano ancora alla finestra e quasi tutti i 144.000 disegni che sono stati creati per il lungometraggio sono realizzati a mano dal maestro Miyazaki e dai suoi collaboratori. Inoltre la complessità della storia e le sue implicazioni rendono la pellicola quasi un film d’essai che non troverà certo il favore dei più piccoli. Una visione dedicata ai grandi dove vengono esaltati valori che dovremmo sempre avere presenti ma che sempre più spesso lasciamo in secondo piano. |